Pages

mercoledì 15 giugno 2011

L'AYAHUASCA E IL DIALOGO CON SE STESSI




L'uso rituale di ayahuasca rappresenta un esempio significativo del ruolo ancestrale delle piante enteogeniche nello sviluppo della cultura umana. Lo studio storiografico-antropologico non lascia dubbi sul suo valore medico, religioso ed educativo nel loro significato più profondo e sulla sua funzione strutturante la vita quotidiana delle società in cui tale uso è ed è stato praticato. L'uso di ayahuasca mette in luce come questa attui una forza di coesione sociale, depositando il logos della cosmologia di appartenenza: la legge e il discorso attraverso cui conoscere e interpretare la realtà fenomenica e spirituale. L'uso rituale di ayahuasca è un'immersione totale nel logos, che permette all'individuo di penetrare ed esser penetrato dalla comprensione dell'ordine che regge la realtà in cui vive. Questa comprensione diventa fonte di risoluzione dei problemi personali e sociali, a livello fisico, psichico e spirituale, con una consapevolezza rispondente al bisogno imprescindibile dell'uomo di dare un senso al proprio ruolo sociale e alla propria vita. Uno dei lavori più significativi di auto-conoscenza che viene attuato durante i rituali con la bevanda e la comprensione graduale del proprio posto nella società, tale da corrispondere sia ad un ordine superiore, sia alle più intime aspirazioni dell'individuo. Grazie alla profonda immersione nel logos si comprende il kosmos, inteso nell'accezione originale del termine greco, che significa sia cosmo , sia l'ordine che lo regge. Il riconoscimento del kosmos che permea la realtà implica l'accettazione del proprio posto in esso inserito, del proprio ruolo, dei propri compiti. La consapevolezza della propria posizione nel mondo permette di pensare di poter dare un senso alla propria esistenza, in un percorso in cui l'ordine superiore e le più intime aspirazioni coincidono. Tutto ciò si attua in un momento in cui la coscienza si apre all'esterno, abbandonando il suo stato di “contenitore” per dirigersi verso il mondo e quindi fuori da sé stessa. Diventa quindi sia il luogo che lo strumento che rende possibile il legame con l'esterno e l'inserimento in un insieme più vasto. La trascendenza che attua la coscienza durante l'uso di ayahuasca è la manifestazione del processo di superamento della separazione fra interiore ed esteriore e dell' “estensione del Sè” all'esterno del sé. Questo lavoro spirituale è riconducibile a ciò che Josep Fericgla, definisce “coscienza dialogica” : una coscienza che guarda sé stessa. Fericgla associa questo fenomeno alla coscienza mistica in cui la mente genera un' autorappresentazione di sé e del mondo, riconoscendo le metafore come tali, cioè come modelli virtuali di proiezioni dell' “Io” e dell' interpretazione del mondo. Secondo Fericgla è attraverso questa particolare condizione che l'individualità si realizza, sperimentando l'illusione del sé chiuso in sé stesso. Lo “sguardo” della coscienza dialogica, riconoscendo i sistemi simbolici come modelli e non come verità, può rivolgersi al proprio interno, aprendo le porte al superamento dell'immaginario e della memoria inconscia. Ciò non è da intendere come uno stato mentale di tipo patologico, ma come un fenomeno in cui l' Io può auto-osservarsi attraverso la consapevolezza della relatività delle costruzioni (rappresentazioni) che descrivono l'uomo e il mondo.
Per spiegare meglio questa teoria, Fericgla fa una distinzione fra stati mentali, processi cognitivi e stili cognitivi. I primi sono caratterizzati dalla forte carica emotiva, la cui logica non segue quella dei concetti astratti, ma quella delle immagini. Per processo cognitivo intende la dinamica che porta da uno stato mentale al seguente e per stile cognitivo la forma dominante e specifica che ha la mente di operare in ogni stato mentale. Così, in riferimento allo stile cognitivo proprio degli stati modificati di coscienza, possiamo parlare di dialogismo mentale come principale fenomeno osservabile e sperimentale. Nello stato normale, la nostra mente funziona in base a procedimenti dualistici (o questo o quello, o ora o più tardi, o qui o là, etc.); la sospensione della mente dualistica è l'obiettivo principale di pratiche orientali come la meditazione e lo yoga, delle tecniche antistress e della psicologia analitica. Questo stadio è raggiungibile anche in stati modificati di coscienza e, di conseguenza, anche con l'uso di ayahuasca dove avviene un passaggio dalla mente dualistica quotidiana ad un livello di coscienza gerarchicamente superiore costituito dal “dialogismo cognitivo”: il meccanismo cognitivo basato sul dialogo interno della coscienza in cui la mente “parla” con se stessa, si auto-osserva, rielabora i suoi contenuti emotivi, prende coscienza di sé, etc. Oltre a ciò si deve aggiungere il fenomeno della proiezione psicologica: percepire ciò che inizialmente è endogeno come esogeno, ossia percepire all'esterno ciò che in realtà sta accadendo nel mondo interno. In questo particolare stato cognitivo dialogico, l'attività che domina la coscienza è quella originata dalla mente rinchiusa in se stessa. Quando il soggetto si ritrova a vivere emozioni troppo veementi e negative fa ricorso agli stimoli trasmessi dall'esterno, come i canti, gli odori, le parole e le immagini che, in questo caso, assumono la funzione di indicatori cognitivi al fine di indirizzare la persona nella giusta direzione psichica ed emotiva. Fericgla paragona questo stato come strutturalmente simile a quello della follia, ma controllato, in cui si attua contemporaneamente una segmentazione della mente in parti costituenti e un'osservazione globale situata al di là di ciascuna delle parti. Ciò comporta una salita gerarchica di coscienza verso livelli in cui si mantiene costantemente un “occhio osservatore”: fenomeno che permette la conservazione della mente vigile sopra le proprie emozioni e il proprio vissuto, controllando l'eventuale turbine della crisi in cui il soggetto potrebbe andare incontro.

Nessun commento:

Posta un commento